Zona sismica e rischio idrogeologico: perché il premio cambia tanto
Due capannoni identici a cento chilometri di distanza pagano cifre molto diverse. Non è arbitrio dell'assicuratore: sono due classificazioni pubbliche che puoi consultare prima di chiedere un preventivo.
Questo approfondimento fa parte della guida Polizza catastrofale obbligatoria: la guida completa per le imprese.
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Chiedi due preventivi per due capannoni identici, stessa superficie, stesso valore, stessi macchinari. Uno sta in provincia di Cuneo, l'altro in provincia di Reggio Calabria. Le cifre che tornano possono differire di parecchie volte.
Non è una trattativa andata male. È che il rischio non è lo stesso, e l'assicuratore lo calcola su dati pubblici che puoi guardare anche tu — prima di chiedere il preventivo, non dopo averlo ricevuto.
Il fattore che pesa più di tutti
Nel premio di una polizza catastrofale entrano il valore dei beni, la loro tipologia, le franchigie scelte. Ma la variabile dominante è dove si trovano, e non per qualche decina di chilometri: per l'indirizzo esatto.
Il motivo è aritmetico. Il premio è, semplificando molto, la probabilità che l'evento accada moltiplicata per quanto costa quando accade, più i costi della compagnia. Il valore dei beni entra nel secondo fattore; la posizione entra nel primo, e il primo in Italia varia di ordini di grandezza fra una zona e l'altra.
La classificazione sismica
Ogni comune italiano è assegnato a una delle quattro zone sismiche, stabilite dalle ordinanze di protezione civile e recepite dalle delibere regionali. La classificazione si basa sull'accelerazione orizzontale massima attesa al suolo con una certa probabilità di superamento.
Le quattro zone
- Zona 1 — pericolosità alta. Sono le aree dove si sono verificati e possono verificarsi i terremoti più forti.
- Zona 2 — pericolosità media. Possono verificarsi terremoti anche di intensità rilevante.
- Zona 3 — pericolosità bassa. Terremoti modesti, ma non nulli.
- Zona 4 — pericolosità molto bassa. La probabilità di danni da sisma è minima.
Le zone 1 e 2 coprono una parte consistente dell'Appennino, del Friuli, della Calabria e della Sicilia orientale. La zona 4 è concentrata soprattutto in Sardegna e in alcune aree del Nord-Ovest.
Dove si trova la zona del proprio comune
Il dato è pubblico e gratuito. Si consulta:
- sui siti delle protezioni civili regionali, che pubblicano l'elenco aggiornato dei comuni con la relativa zona;
- sul portale del Dipartimento della Protezione Civile nazionale, nella sezione dedicata alla classificazione sismica;
- spesso anche sul sito del proprio comune, nella sezione urbanistica.
Serve un minuto. E cambia il modo in cui leggi il preventivo che ti arriva.
Cosa dice, e cosa non dice
La classificazione dice qual è la pericolosità del territorio comunale. Non dice quanto è vulnerabile il tuo edificio, e sono due cose diverse.
Un capannone in acciaio costruito nel 2018 secondo le norme tecniche vigenti, in zona 2, può essere meno esposto di un capannone in prefabbricato degli anni Settanta in zona 3. La pericolosità è del posto; la vulnerabilità è dell'edificio; il rischio è il prodotto dei due, moltiplicato per quanto vale quello che c'è dentro.
È esattamente il punto in cui si può discutere un premio, se hai la documentazione per farlo.
Il rischio idrogeologico
La seconda classificazione è meno conosciuta e, per molte imprese di pianura, pesa più della prima.
Pericolosità idraulica
Riguarda la probabilità che un'area venga allagata. È mappata nei Piani di Gestione del Rischio Alluvioni e nei Piani di Assetto Idrogeologico delle Autorità di bacino distrettuali, con tre livelli di scenario:
- elevata — alluvioni frequenti;
- media — alluvioni poco frequenti;
- bassa — scenari rari o di estrema intensità.
La differenza fra una fascia e l'altra può essere di poche centinaia di metri, e passa spesso lungo il tracciato di un corso d'acqua che magari non vedi nemmeno dal piazzale, perché è tombato.
Pericolosità da frana
Stessa logica, applicata ai versanti: le aree sono classificate per grado di pericolosità in base a evidenze geologiche e a movimenti già censiti. Per le imprese in zone collinari o pedemontane è la classificazione che determina il premio della garanzia frane.
Dove si consultano le mappe
La raccolta nazionale è la cartografia dell'ISPRA, che aggrega i dati delle Autorità di bacino e li rende consultabili su mappa. Le singole Autorità di bacino distrettuali pubblicano inoltre i propri PAI, che sono lo strumento di riferimento formale.
Anche i piani urbanistici comunali riportano i vincoli idrogeologici: se hai comprato o affittato un capannone, quelle informazioni sono già passate dal notaio o dall'agenzia, anche se probabilmente nessuno ci si è soffermato.
Perché una mappa non basta a decidere
C'è un errore che si fa spesso guardando queste cartografie: leggerle come una promessa. "Sono in pericolosità bassa, quindi non mi allagherò."
La pericolosità bassa significa che lo scenario di allagamento è raro o legato a eventi di intensità estrema. Non significa che non accada: significa che quando accade è peggio, perché nessuno si è attrezzato. Gli eventi degli ultimi anni in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Toscana hanno colpito in buona parte aree classificate a pericolosità media o bassa.
C'è poi un limite tecnico delle mappe che vale la pena conoscere: descrivono l'esondazione dei corsi d'acqua principali, e rappresentano molto peggio l'allagamento da insufficienza della rete fognaria — la pioggia intensa che non riesce a defluire. Per un capannone in area urbanizzata quello è spesso lo scenario più probabile, e sulle mappe non si vede.
La differenza fra pericolosità, esposizione e rischio
Sono tre parole che nel linguaggio tecnico hanno significati precisi, e capirle serve a leggere qualunque preventivo.
- La pericolosità è la probabilità che l'evento si verifichi in quell'area. Dipende dal territorio, non da te.
- L'esposizione è quanto valore hai messo lì dentro. Dipende solo da te.
- La vulnerabilità è quanto si danneggia quello che hai, dato l'evento. Dipende da com'è costruito e da come è organizzato.
Il rischio è il prodotto dei tre. Sulla pericolosità non puoi fare niente; sull'esposizione e sulla vulnerabilità sì, e sono le due leve su cui si costruisce un premio più basso in modo legittimo.
Cosa guarda l'assicuratore oltre alla zona
La zona dà il quadro. Poi ci sono le caratteristiche dell'immobile, e queste le puoi documentare.
L'anno di costruzione e la norma applicata
È il dato più pesante dopo la zona. Un edificio progettato secondo le Norme Tecniche per le Costruzioni recenti ha un comportamento sismico incomparabilmente migliore di uno anteriore alla classificazione del proprio comune.
Molti comuni italiani sono stati classificati come sismici solo dopo il 2003: un capannone del 1995 in un comune classificato nel 2003 è stato quasi certamente progettato senza criteri antisismici.
La tipologia strutturale
Cemento armato, acciaio, muratura portante, prefabbricato: hanno comportamenti diversi. Il prefabbricato industriale con pilastri a mensola e travi appoggiate è la tipologia che ha mostrato le criticità maggiori nei sismi italiani recenti, e le compagnie lo sanno.
La quota del piano di calpestio
Per il rischio alluvione è decisiva. Trenta centimetri di dislivello fra il piazzale e il pavimento interno sono la differenza fra un'acqua che entra e una che gira intorno. Se il tuo capannone è rialzato, è un dato da mettere sul tavolo.
Seminterrati e vasche
Un seminterrato con impianti dentro — quadri elettrici, gruppi frigo, compressori — è la prima cosa che si allaga e spesso la più costosa da rimettere in funzione. Un impianto elettrico con quadri a due metri d'altezza è un argomento da premio più basso.
Come usare questi dati in trattativa
Il preventivo standard si costruisce sui dati minimi: indirizzo, valore, tipo di attività. Tutto ciò che non dichiari viene assunto nella versione peggiore, perché è così che si fa un preventivo prudenziale.
Quello che conviene mettere sul tavolo, se esiste:
- Il collaudo statico e l'anno di progettazione, con la norma applicata.
- Eventuali interventi di miglioramento o adeguamento sismico già eseguiti, con la relazione tecnica.
- La quota di calpestio rispetto al piano stradale e al corso d'acqua più vicino.
- Le opere di protezione: paratie, pompe di aggottamento, vasche di laminazione, impianti sollevati.
- Lo storico dei sinistri: se in vent'anni non è mai entrata acqua, è un'informazione, e va detta.
Non sempre porta a uno sconto, ma cambia il punto di partenza. E su una polizza che rinnoverai ogni anno per molti anni, il punto di partenza conta.
Cosa si può fare per abbassare il premio
Alcune leve sono a costo zero o quasi.
- Sollevare quello che si può sollevare. Spostare quadri elettrici, server e macchinari sensibili sopra la quota di allagamento plausibile riduce il danno atteso, e la riduzione si può argomentare.
- Documentare invece di dichiarare. Una perizia tecnica su un immobile recente vale più di qualunque trattativa.
- Rivedere la distribuzione dei valori fra le ubicazioni. Se hai due sedi e il magazzino di valore sta in quella a rischio più alto, il premio lo riflette. A volte spostare lo stoccaggio è più economico che assicurarlo dov'è.
- Confrontare più compagnie. I modelli di pricing su questi rischi non sono ancora uniformi: il mercato è giovane, i dati di sinistralità stanno maturando, e le differenze fra un preventivo e l'altro sullo stesso rischio sono in questa fase più ampie del normale.
Il caso delle imprese con più sedi
Se hai più unità locali, il premio non è la somma di quattro premi indipendenti: è il risultato di come quei rischi si combinano, e qui c'è qualcosa che gioca a tuo favore e qualcosa che gioca contro.
La dispersione aiuta
Quattro magazzini in quattro regioni diverse non possono essere colpiti dallo stesso terremoto. Per la compagnia è un portafoglio più equilibrato di quattro magazzini nello stesso distretto industriale, e in linea di principio lo riflette nel prezzo.
È un argomento che si porta esplicitamente in trattativa, soprattutto se le ubicazioni ricadono in zone sismiche diverse.
La concentrazione pesa
Il contrario vale in modo ancora più netto. Tre capannoni nello stesso comune, magari nella stessa area industriale nata sullo stesso terreno alluvionale, sono un unico rischio con tre indirizzi. Un solo evento li prende tutti e tre, e il limite di indennizzo aggregato — se c'è — si esaurisce in un colpo solo.
Se è la tua situazione, la domanda da fare è precisa: il limite di indennizzo è per ubicazione o complessivo? La risposta cambia completamente la copertura reale.
Il tetto del 15% si calcola sul totale
Un dettaglio tecnico che conviene sapere: la soglia dei 30 milioni entro cui vale il limite di legge sullo scoperto si riferisce alla somma assicurata complessiva su tutte le ubicazioni, non a ciascuna singolarmente. Un'impresa con cinque sedi da 7 milioni ciascuna sta sopra la soglia, e quindi fuori dalla tutela del 15%, anche se nessuna sede da sola ci arriva.
In due righe
La posizione dei beni è la variabile che pesa di più, ed è pubblica: zona sismica sul portale della Protezione Civile, pericolosità idraulica e da frana sulla cartografia ISPRA e nei PAI. Guardarle prima di chiedere un preventivo costa dieci minuti e cambia il modo in cui lo leggi.
Sulla pericolosità non puoi fare nulla. Su vulnerabilità ed esposizione sì: documentare l'anno di progettazione, gli interventi già fatti, la quota di calpestio e le opere di protezione è il modo legittimo di pagare meno — e funziona meglio di qualunque trattativa sul prezzo.
Domande frequenti
Il mio comune è in zona 4: posso non assicurarmi?
No. L'obbligo non dipende dalla zona sismica ma dall'iscrizione al Registro delle imprese. La zona 4 riduce il premio, non l'obbligo — e comunque la copertura riguarda anche alluvioni, frane ed esondazioni, che con la classificazione sismica non c'entrano.
La zona sismica può cambiare?
Sì. Le classificazioni vengono aggiornate dalle Regioni sulla base degli studi di pericolosità. Un aggiornamento può spostare un comune di fascia, e al rinnovo il premio ne risente.
Sono in affitto: questi dati li devo cercare io?
Se sei tu ad assicurare i beni, sì — e conviene chiederli al proprietario, che li ha o li può recuperare. Il collaudo statico e la documentazione edilizia stanno nel fascicolo dell'immobile.
Perché due compagnie mi danno cifre così diverse sullo stesso capannone?
Perché usano modelli di rischio e riassicurazioni diverse, e perché ciascuna ha una propria concentrazione di portafoglio: una compagnia già molto esposta su una certa area la prezza più cara, indipendentemente da te. È il motivo per cui su questo prodotto il confronto multi-compagnia rende più che altrove.
Conviene fare una perizia?
Su valori assicurati contenuti, di solito no: costa più di quanto fa risparmiare. Su un patrimonio industriale rilevante, quasi sempre sì — anche perché in molti casi apre alla rinuncia alla regola proporzionale, che vale più dello sconto sul premio.
— Redazione QuotaFacile
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