Franchigia, scoperto e massimale: quanto resta davvero a carico
Tre parole che sembrano sinonimi e non lo sono. Decidono la differenza fra un danno coperto e un danno che ti tocca pagare — e si vedono solo al sinistro, quando non si può più cambiare nulla.
Questo approfondimento fa parte della guida Polizza catastrofale obbligatoria: la guida completa per le imprese.
Questo approfondimento fa parte della guida Polizza catastrofale obbligatoria: la guida completa per le imprese.
Due polizze catastrofali possono costare lo stesso e valere cose molto diverse. La differenza quasi mai sta nel premio: sta in tre righe delle condizioni contrattuali che quasi nessuno legge prima di firmare, e che al primo sinistro decidono quanti soldi arrivano davvero.
Questa è la spiegazione di quelle tre righe, con i conti fatti.
Le parole, una per una
Il problema comincia dal fatto che nel linguaggio comune si usano come sinonimi, e nel contratto significano cose diverse.
La franchigia
È una cifra fissa che viene tolta dall'indennizzo. Se la franchigia è 5.000 euro, su qualunque danno ti vengono pagati 5.000 euro in meno.
Danno da 8.000 euro: ricevi 3.000. Danno da 200.000 euro: ricevi 195.000. La franchigia pesa moltissimo sui danni piccoli e diventa irrilevante su quelli grandi.
Lo scoperto
È una percentuale del danno che resta a tuo carico. Se lo scoperto è il 10%, ti viene pagato il 90% di qualunque cifra.
Danno da 8.000 euro: ricevi 7.200. Danno da 200.000 euro: ricevi 180.000. Lo scoperto è il contrario della franchigia: pesa poco sui danni piccoli e diventa pesantissimo su quelli grandi, che sono esattamente quelli per cui hai fatto la polizza.
Il minimo non indennizzabile
È il pavimento sotto il quale l'assicurazione non paga niente, e serve a evitare che la compagnia gestisca pratiche da duecento euro.
Compare quasi sempre insieme allo scoperto: scoperto 10% con il minimo di 2.500 euro significa che ti resta a carico il 10% del danno, ma mai meno di 2.500 euro. Su un danno da 15.000 euro il 10% farebbe 1.500, ma il minimo è 2.500: ricevi 12.500.
Il limite di indennizzo
È il tetto: la cifra massima che la compagnia pagherà per quel sinistro, qualunque sia il danno. Si chiama anche massimale, anche se tecnicamente il massimale è un concetto della responsabilità civile.
È il numero che va guardato per primo, perché è quello che decide se la polizza serve a qualcosa nel caso peggiore.
Il tetto del 15% posto dalla legge
Sulla polizza catastrofale obbligatoria non tutto è liberamente pattuibile, e questa è una buona notizia.
Per le coperture con somma assicurata fino a 30 milioni di euro complessivi su tutte le ubicazioni, il decreto attuativo stabilisce che lo scoperto non può superare il 15% del danno indennizzabile. È un limite di legge, non una concessione commerciale: nessuna compagnia può proporti di più, e se lo fa la proposta non è conforme.
Per le polizze con somma assicurata tra 1 e 30 milioni, c'è una seconda tutela: il limite di indennizzo non può essere inferiore al 70% della somma assicurata. Serve a impedire che un massimale nominalmente alto venga svuotato da clausole che lo riducono.
Cosa cambia sopra i 30 milioni
Sopra quella soglia i limiti non si applicano: scoperti, franchigie e limiti sono liberamente negoziati fra le parti. La logica è che un'impresa di quelle dimensioni ha risk manager e broker per trattare da sé.
La conseguenza pratica, se sei in quella fascia, è che il confronto fra due preventivi non si fa sul premio. Si fa mettendo le condizioni una accanto all'altra, riga per riga.
Tre casi con i numeri
Prendiamo un'impresa con un capannone e i macchinari, somma assicurata 800.000 euro, polizza con scoperto 15% e minimo non indennizzabile 2.500 euro, limite di indennizzo 560.000 euro — il 70% della somma assicurata, cioè il minimo di legge.
Caso 1: allagamento del piano terra, danno 12.000 euro
Lo scoperto del 15% su 12.000 fa 1.800 euro. Ma il minimo non indennizzabile è 2.500, e vince il più alto dei due.
- Danno accertato: 12.000 €
- A tuo carico: 2.500 €
- Indennizzo: 9.500 €
Sui danni piccoli il minimo non indennizzabile conta più dello scoperto. Se la tua esposizione tipica è fatta di eventi frequenti e contenuti — una zona che si allaga spesso, ma di poco — è il numero da trattare.
Caso 2: esondazione, danno 200.000 euro
Qui comanda lo scoperto.
- Danno accertato: 200.000 €
- Scoperto 15%: 30.000 €
- Indennizzo: 170.000 €
Trentamila euro sono quasi certamente più di quanto hai pagato di premio in dieci anni. È il motivo per cui la differenza fra uno scoperto del 10% e uno del 15% non è un dettaglio da lasciare decidere a chi compila il preventivo.
Caso 3: sisma, danno 700.000 euro
Qui entra in gioco il tetto, e il conto cambia natura.
- Danno accertato: 700.000 €
- Scoperto 15% su 700.000: 105.000 €
- Indennizzo teorico: 595.000 €
- Ma il limite di indennizzo è 560.000 €
- Indennizzo effettivo: 560.000 €
- A tuo carico: 140.000 €
Nel caso peggiore — quello per cui la polizza esiste — resti scoperto per centoquarantamila euro. Non perché qualcuno ti abbia ingannato: perché il limite di indennizzo era al minimo consentito dalla legge, e la legge fissa un minimo, non un ottimo.
Le quattro leve a colpo d'occhio
| Leva | Come agisce | Pesa su | Trattabile? |
|---|---|---|---|
| Franchigia | toglie una cifra fissa | i danni piccoli | sì |
| Scoperto | toglie una percentuale | i danni grandi | sì, entro il 15% |
| Minimo non indennizzabile | pavimento sotto cui non si paga | i danni piccoli | sì |
| Limite di indennizzo | tetto massimo pagabile | il caso peggiore | sì, non sotto il 70% |
Come si sceglie lo scoperto giusto
Non esiste un valore giusto in assoluto: esiste quello giusto per il tuo profilo di rischio. La domanda da farsi non è "quanto risparmio", ma "quanto posso permettermi di perdere senza chiedere soldi in banca".
Il test dei tre numeri
Prendi tre cifre e mettile su un foglio.
- La liquidità che potresti tirare fuori in trenta giorni senza compromettere l'attività ordinaria. Non il patrimonio: la cassa disponibile.
- Il danno peggiore plausibile sui tuoi beni. Non la catastrofe teorica: il capannone allagato fino a un metro, il macchinario principale fuori uso.
- Lo scoperto in euro su quel danno.
Se il terzo numero è più grande del primo, lo scoperto che hai accettato è troppo alto. Stai risparmiando qualche centinaio di euro l'anno in cambio di un rischio che, se si realizza, ti mette in difficoltà di cassa proprio nel momento in cui l'azienda è ferma e deve ripartire.
Quando invece alzarlo conviene davvero
Alzare lo scoperto ha senso in due situazioni precise.
La prima: hai riserve liquide solide e un patrimonio ampio. In quel caso tenerti il rischio dei danni medi ti costa meno che assicurarlo, perché il premio contiene anche i costi di gestione di ogni singola pratica.
La seconda: la tua esposizione è concentrata sul catastrofico e non sul quotidiano. Un capannone nuovo, in zona sismica 1, su un terreno che non si allaga: i danni piccoli praticamente non esistono, e quello che conta è il tetto in caso di sisma. Lì tanto vale spostare i soldi dallo scoperto al limite di indennizzo.
Tre errori nella lettura del contratto
Confondere la somma assicurata con il limite di indennizzo
Sono due numeri diversi e nella stessa polizza convivono. La somma assicurata è il valore dichiarato dei beni; il limite di indennizzo è il massimo pagabile. Un contratto con somma assicurata 800.000 e limite 560.000 è perfettamente legittimo — è il minimo di legge — ma chi legge solo il primo numero crede di essere coperto per 800.000.
Leggere lo scoperto senza il minimo
"Scoperto 10%" da solo suona meglio di "scoperto 15%". Ma scoperto 10% con minimo 5.000 euro è peggio di scoperto 15% con minimo 1.000 euro su tutti i danni fino a 33.000 euro. Se i tuoi sinistri probabili stanno in quella fascia, la seconda offerta è migliore anche se la prima percentuale sembra più bassa.
Non guardare cosa succede al secondo sinistro
Franchigie e scoperti si applicano a ogni sinistro, non una volta l'anno. Due eventi nello stesso anno significano due volte lo scoperto. E se esiste un limite aggregato annuo, il secondo evento può trovare il tetto già eroso dal primo.
Nelle zone dove gli eventi idrogeologici si ripetono nella stessa stagione, non è un caso di scuola.
La quarta variabile: la regola proporzionale
C'è un'ultima leva, e non sta fra le condizioni negoziate: sta nell'articolo 1907 del Codice civile.
Se la somma assicurata è inferiore al valore reale dei beni, l'indennizzo viene ridotto nella stessa proporzione. Non solo sui danni che superano la somma assicurata: su tutti, anche i più piccoli.
Un capannone che varrebbe 1.000.000 di euro dichiarato 600.000 è coperto al 60%. Su un danno da 100.000 euro non ricevi 100.000 meno lo scoperto: ricevi il 60% di 100.000, cioè 60.000, e poi si toglie lo scoperto. Restano 51.000 euro su un danno da centomila.
È la ragione per cui abbassare la somma assicurata è il modo peggiore di risparmiare sul premio: è l'unico che peggiora l'indennizzo su ogni sinistro, non solo su quelli grandi.
La clausola che la disattiva
Molte polizze prevedono, sopra certe soglie o dietro perizia, la rinuncia alla regola proporzionale — a volte chiamata deroga alla proporzionale, o clausola di piena copertura entro un margine. Significa che se la stima è sbagliata per difetto entro un certo scarto, il rischio se lo prende la compagnia.
Chiedere se c'è, e a quali condizioni, è una delle domande che spostano di più il valore di una polizza. Quasi nessuno la fa.
Come confrontare due offerte, in pratica
Il confronto utile non è sul premio. È questo, in cinque righe:
- Somma assicurata, e su quale criterio è stata calcolata — valore a nuovo o stato d'uso.
- Limite di indennizzo in euro, non in percentuale.
- Scoperto, con l'eventuale minimo non indennizzabile.
- Franchigia, se prevista al posto o accanto allo scoperto.
- Se esiste una rinuncia alla regola proporzionale.
Poi si fa una cosa sola: si prende il proprio sinistro peggiore plausibile — il capannone che va giù, non il vetro rotto — e si calcolano i due indennizzi. La differenza fra le due offerte, in euro, su quel caso.
Succede regolarmente che l'offerta più cara di duecento euro all'anno paghi cinquantamila euro in più sul caso serio. E succede anche il contrario: a volte il premio più alto non compra niente di meglio. Ma lo sai solo se fai il conto.
Cosa chiedere per iscritto prima di firmare
Le risposte a voce non servono a niente il giorno del sinistro. Queste quattro cose si chiedono via email, e la risposta si archivia insieme alla polizza.
- Una simulazione di indennizzo su un danno che indichi tu. Non un esempio generico: il tuo capannone, la cifra che fa paura a te. Una compagnia seria la produce senza problemi.
- Se il limite di indennizzo è per sinistro o per anno, e se esistono sottolimiti per singole categorie di beni — i macchinari hanno spesso un tetto proprio, più basso.
- Se è prevista la rinuncia alla regola proporzionale, a quali condizioni e con quale margine di tolleranza sulla stima.
- Come si aggiorna la somma assicurata se compri un macchinario nuovo a metà anno. Esiste una clausola di adeguamento automatico? Entro quale percentuale?
L'ultima è quella che più spesso viene scoperta tardi: si investe in un impianto nuovo, si dimentica di comunicarlo, e al sinistro la somma assicurata è ferma a due anni prima. Torna la regola proporzionale, su tutto.
Domande frequenti
Franchigia e scoperto si sommano?
Dipende dal contratto. In alcune polizze sono alternativi — si applica l'uno o l'altro secondo il tipo di garanzia — in altre convivono. Va letto, perché due condizioni che si sommano cambiano il conto in modo sostanziale.
Posso azzerare lo scoperto pagando di più?
Sulla catastrofale obbligatoria, raramente si arriva a zero: il rischio è per sua natura sistemico e le compagnie tengono una quota a carico dell'assicurato proprio per questo. Si può però trattare al ribasso entro il tetto del 15%, e su una somma assicurata rilevante quel punto percentuale in meno vale molto.
Il limite di indennizzo è per sinistro o per anno?
Va verificato: esistono entrambe le formule, e in alcune polizze convivono — un limite per sinistro e un aggregato annuo. Con due eventi nello stesso anno la differenza si sente tutta.
Se il danno supera la somma assicurata, cosa succede?
Ti viene pagato al massimo il limite di indennizzo, che è uguale o inferiore alla somma assicurata. Tutto quello che sta sopra resta a te. È il motivo per cui la somma assicurata va calcolata sul valore di ricostruzione, non sul valore contabile.
Sono numeri che posso trattare?
Sì, entro i limiti di legge. Sono condizioni contrattuali, e come tutte le condizioni contrattuali si negoziano — soprattutto se metti a confronto più di un'offerta. Un intermediario che lavora su più compagnie lo fa di mestiere.
— Redazione QuotaFacile
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